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Il rogo della Giubiana -parte 4-

Per quanto questa cerimonia manifesti chiari segni di scadimento e snaturamento dei suoi contenuti rituali, l’ipotesi più probabile è quella che la Gibiana fosse originariamente legata alla ritualità agraria ed avesse valore apotropaico-propreptico rispetto alla fertilità della terra.

La Gibiana è anche una presenza, un fantasma o una strega. Ecco come viene descritta in alcuni racconti di tradizione orale. Durante la notte, quando nel cielo brillava la luna piena, sui tetti passava la Gibiana. Era una donna vecchia, molto alta, con piedi enormi, vestita di cenci, che portava sulle spalle una gerla con del fieno e diceva “ose….ose”, spaventando i bambini. Altrove era vestita di bianco, faceva passi lunghissimi, da un sasso ad un altro molto stanti, scavalcando stalle e cascine, se le donne fossero state alzare la sera fino a tardi, avrebbero corso il rischio di vederla e spaventarsi. La Gibiana si burlava delle ragazze da marito, mettendo mucchietti di crusca davanti alle porte delle loro case, segnando così che un altro anno era passato senza concludere nulla. Per la sua festa si preparavano piatti speciali: risotto e “luganiga”, cioè la salsiccia, a mezzogiorno, un piatto viene lasciato sul camino per la Gibiana; la sera si cucinano castagne bianche con latte. Chi non mangia questi piatti corre il rischio di essere aggredito dai moscerini nell’estate. Ancora per la Gibiana si racconta la storia della “gambarùssa”.

Un giorno, era l’ultimo giovedì di gennaio, un gruppo di donne stanche del solito acquoso minestrone che si mangiava la sera, decisero di cenare con un buon risottino dopo che tutti gli altri fossero andati a letto. Ma, improvvisamente, videro scendere dal camino una grande gamba rossa e udirono una voce che diceva:

«o dònn dunètt
l’è l’ura de nàa in lècc
l’è San Peder che comanda
se vurì minga cret, vardì sta gamba! »

Lo spavento fu grande, le donne lasciarono le loro vivande e corsero a letto. Le avevano spaventate i loro mariti che spiavano dal comignolo il raduno delle donne; a quel punto esse scesero e mangiarono il buon risottino. Con la “gambarùssa” costruita effettivamente con una calza piena di segatura, si spaventavano oggi i bambini la sera delle Gibiana.
La Gibiana era dunque in rapporto con le donne: con quelle sposate, che richiamava ai propri doveri coniugali e con quelle nubili, alle quali segnalava il nulla di fatto con il mucchietto di crusca davanti alla porta.
Ecco alcune filastrocche recitate intorno al falò:

«O Gibiane va va
che un falò em de fa
o Gibiane vévé
che te véder anca tè

O Gibiana Giabianon
fa la roda sul murùn
fale in scià, fale in là
lassé sta la me cà.

O Gibiane Gibiano
sun chi in cà a mjà quaicòss
su mie regurdàa de mètt fora i oss. »

Ed ecco alcuni detti popolari:

«Pasa ek dé dela Giubiana
l’invernu el sé diupéera
i malgasc e ul mjùn del lana
dumà nel més de la Giubiana. »

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