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I rapporti tra comuni e imperatore

diritto medievalePer quanto riguarda i rapporti tra i comuni e l’imperatore, questi sono molto travagliati; i comuni mirano all’autonomia politica, all’opposto l’imperatore rivendica tutti i poteri su di essi. C’è una fase di alti e bassi fino alla battaglia di Legnano (1176), che vincono i comuni: questi ricevono dei riconoscimenti con la pace di Costanza, e i loro delegati concordano dei riconoscimenti d’autonomia anche giuridica con l’imperatore, che comunque rimane al centro del potere.

È il Corpus Iuris Civilis il punto di riferimento per scoprire quali poteri spettano all’imperatore. Con la Dieta di Roncaglia, nel 1158, l’Imperatore Federico I aveva convocato i quattro dottori bolognesi e aveva dato loro il compito di individuare quali fossero i diritti esclusivi spettanti all’Imperatore sui comuni (ad esempio i diritti di esazione dei tributi e di battere moneta). I giuristi bolognesi sono diffidenti nei confronti del diritto comunale, si chiedono a che titolo queste autorità locali si permettono di legiferare e detengano una pur limitata potestas condendi statuta.

Con la Pace di Costanza l’Imperatore concede una sorta di delega ai comuni che hanno stipulato il trattato. Ma non tutti i comuni si erano ribellati all’imperatore, sorge dunque un problema per quei comuni che non compaiono nella pace di Costanza e che si erano dati propri statuti: c’è una massiccia presenza di norme provenienti da enti minori.


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