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I commentatori

diritto medievale Vengono chiamati commentatori i giuristi che lavorano con i commenti. C’è un atteggiamento diverso di questi giuristi del 1300 rispetto a quello dei glossatori; si sentono eredi di una tradizione che continua, le loro analisi partono dalle conclusioni dei glossatori (si fa riferimento soprattutto alla glossa di Accursio). L’oggetto di analisi non è cambiato, in prima istanza è sempre il Corpus Iuris Civilis al centro degli studi.

Si parte dalle conclusioni della glossa, ma ovviamente si cerca di superarle.

Ci sono delle novità metodologiche e scientifiche, nate in primis nelle scuole di Orleans, che passano soprattutto attraverso la filosofia aristotelica. Con la dialettica viene elaborato uno schema rigido per lo studio dei testi, una serie di 8 passaggi da eseguire:

premitto: premesse di inquadramento della norma (premesse giuridiche logiche);

scindo: scomposizione del testo in tante parti, e ove sia possibile analisi separata delle varie componenti del principio;

summo: dopo aver spezzettato la norma, revisione integrale, nella sua unitarietà;

casum figuro: esempi pratici di come può essere applicata la norma in esame;

perlego: rilettura accurata del testo;

do causas: ricerca ed individuazione delle 4 cause di origine aristotelica (causa formale, causa materiale, causa efficiente, causa finale). La causa efficiente consiste in ciò che ha spinto il legislatore all’emissione di una determinata norma, la causa finale consiste nello scopo per il quale la norma è stata emanata;

connoto: operazione di completamento, ricerca delle cose notevoli;

obicio: esercizio puro della dialettica, ricerca dei pro e dei contro con le relative soluzioni.

L’obiettivo è quello di far emergere la ratio della norma: i giuristi in questo momento sono più critici nei confronti dei testi giustinianei, hanno uno sguardo più distaccato perchè prendono coscienza di alcuni suoi limiti. Secondo i giuristi con questo nuovo metodo si può costruire un diritto generalee dare una sistemazione più razionale del Corpus Iuris Civilis.

I rapporti fra i vari diritti diventano più facili da risolvere: il diritto romano non è più visto come sacro, ma ha funzione sussidiaria rispetto al diritto locale, che risulta il primo da applicare.

Bartolo è uno dei più celebri commentatori, scrive diversi trattati, consilia, commenti, su tutto il Corpus Iuris Civilis. Un contributo decisivo di Bartolo è stato apportato per quanto riguarda la situazione giuridica dello straniero: i diritti dello straniero in quel tempo erano praticamente inesistenti.

La teoria di Bartolo arriva a costituire la base del diritto internazionale processuale privato: secondo questa teoria, esiste un pacchetto di diritti personale che lo straniero porta con sé ovunque vada. Lo straniero è soggetto al diritto locale solo per quel che riguarda il suo statuto reale, vale a dire la situazione patrimoniale. C’è una distinzione dunque tra diritto della persona e gestione dei propri affari, tra statuto personale e statuto reale.

Altro grande commentatore è Cino da Pistoia, poeta e letterato che si era andato a formare in Francia, a Orleans.

Cino realizza nel 1312 la Lectura super codicem, un commentario del codice. Dopo Bartolo, in ordine di importanza c’è Baldo degli Ubaldi, autore anch’egli di numerosi consilia e di una lectura riguardante il diritto feudale.

Dopo Bartolo e Baldo si assiste tuttavia ad un inaridimento del metodo, così l’intera corrente scientifica e l’intera dottrina giuridica prenderanno il nome di bartolismo. Sono segnali inequivocabili che la metodologia del commento, con Bartolo, ha raggiunto la massima intensità.

Importante menzionare anche due importanti canonisti del tempo, Giovanni d’Andrea, vissuto alla metà del 1300, e Niccolò de’ Tedeschi, vissuto invece in pieno 1400.

I commentari diventano in questi anni sempre più articolati e complessi, ma ne risente la qualità. I migliori giuristi dei secoli successivi percorrono più che la strada del commentario la strada del tractatus, tipologia apparsa per la prima volta nel corso del 1200. Se i primi trattati erano un insieme di questioni, quelli moderni formano uno studio accurato di una singola materia.

Il metodo ormai ha fatto il suo tempo, ha ceduto ad altri generi letterali, soppiantato in primis dal trattato, ma anche dai consilia.


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