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L'umanesimo giuridico

diritto medievale Nel corso del 1400 in Europa si registra un risveglio di tipo umanistico-letterario nel mondo giuridico: è il fenomeno dell’umanesimo giuridico.

Con la riscoperta di testi greci, la conoscenza del diritto si articola sempre di più.

In questo periodo i letterati cominciano a criticare la lingua usata per i testi giuridici: il Digesto e tutto il Corpus Iuris Civilis vengono rivisti grammaticalmente. In sostanza gli elementi caratterizzanti l’umanesimo giuridico sono il rinnovato interesse per il mondo greco e per l’uomo in se, la minore autorità della norma rispetto a quella attribuitale da glossatori e commentatori e la critica verso le metodologie precedenti.

Ad esempio il fiorentino Angelo Poliziano, filologo del 1400, scopre la Littera Florentina, un manoscritto del VI secolo e quindi cronologicamente molto vicino al Digesto: ha ovviamente un’autenticità molto maggiore, perché la copia era sempre stata custodita dalle forze pubbliche e quindi era poco inquinata, era sicuramente stata consultata da Bartolo ed era accessibile: ne viene fatta un’edizione critica, anche se Poliziano non riuscirà a portare a termine la nuova e più fedele versione del Corpus Iuris Civilis. Con i praetermissa vengono raccolte tutte le parole, i testi e le norme in greco che erano state tralasciate perché non comprese.

Nel 1492 nasce Andrea Alciato, il fondatore della Scuola Culta. Studia a Bologna e applica il metodo del commento, avanzando poi critiche al metodo stesso per gli abusi di cui si macchia. Tuttavia in Italia era troppo radicato lo studio giuridico attraverso il commento, dunque Alciato si sposta in Francia, dove nasce il metodo del mos gallicus.

Guglielmo Pudè riprende gli studi di carattere storico-letterario; scrive delle Adnotationes sui primi 24 libri del Digesto, per correggerlo anche dal punto di vista grammaticale.

Ma anche in Germania c’è un particolare interesse per le nuove tecniche: Ulrich Zasio sviluppa un filone di studio sistematico del diritto romano, contrapposto al filone storico-filologico francese. Il filone tedesco tiene presente che quel diritto è diritto vigente, ma vengono comunque fatte proprie le conoscenze acquisite dall’umanesimo: ci si muove con più libertà nell’analisi del Corpus Iuris Civilis, si cerca una logica sistematica dei testi, si costruisce un diritto con un insieme di norme ben coordinate, legate da una logica ben precisa, con un ricco bagaglio di concetti non solo giuridici su cui il giurista può lavorare.

In Francia il paese politico e il paese giuridico non coincidono: comincia ad affermarsi l’esigenza di un nuovo diritto; Francois Hotman è il più radicale degli storici-filologi, e nel 1557 scrive l’Antitribonianus: considera negativo il diritto romano, perché secondo lui un diritto di 1000 anni prima non può essere praticamente applicato: crede che si debba costruire un diritto nuovo, per tutta la nazione francese, non redatto in latino, e pensato per essere al passo con i tempi e in forma di codice concentrato.


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