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Il riordino normativo in europa

diritto medievaleIn Francia e in Castiglia, pur in presenza di sovrani forti, per tutto il 1700 risulta difficile fare vere raccolte di riordino.

In Francia c’erano già stati tentativi alla fine del XVI secolo con le coutumes. Enrico III ordina al giurista Brisson di raccogliere tutto il diritto regio, ma nonostante tutto il suo Codice Enrico III non venne approvato ne’ ufficializzato. Anche il Codice Enrico IV non resta che una prova, mentre nel 1629 il Code Marillac dell’omonimo giurista arriva a essere emanato come ordinanza di riforma. E’ un’opera attenta e scientifica, che cerca di riordinare le materie per settori benché emergano ancora elementi di diritto comune.

Con Luigi XIV si pensa a testi nuovi, strettamente legati al sistema politico di una monarchia sempre più forte: si vuole identificare il diritto con la legge dello stato, e il re in questo modo deve togliere spazio al diritto consuetudinario o locale per dare spazio al diritto regio.

Tra il 1660 e il 1680 vengono emanate 4 ordinanze con l’aiuto del ministro Colbert, ordinanze che mirano all’unificazione del diritto e al raggiungimento dell’unità giuridica nazionale: nel 1667 l’Ordonnance Civil pour la reformation de la justice, con cui si vuole razionalizzare la disciplina dei tribunali dandole un nuovo assetto, semplificandola; nel 1670 l’Ordonnance Criminelle, una riforma della procedura penale che accomuni il rito in tutti i tribunali; nel 1673 l’Ordonnance de commerce, che privilegiava i mercanti in quanto potevano autogestirsi nelle questioni di giustizia, benché il diritto fosse di provenienza regia; nel 1681 l’Ordonnance Maritime, un vero capolavoro, tanto che lo schema proposto da questa ordinanza viene riproposto negli odierni codici della navigazione mercantile.

Con le ordinanze di Luigi XIV siamo ormai in cammino verso le codificazioni: dei codici infatti esse presentano i caratteri essenziali, ossia linearità, chiarezza e sistemazione organica delle norme. Tuttavia il fatto che permanga una pluralità di fonti, anche se sono fonti cui bisogna ricorrere solo in caso di lacuna, impedisce di chiamare questi testi codici.

Luigi XV affronterà invece il problema del diritto civile, con l’aiuto del ministro Daguessau: non si tratterà di riordinare interi settori del diritto, ma di dare finalmente una regolazione unica a singoli istituti di diritto privato (le ordinanze su testamenti, fedecommessi, donazioni sono testi moderni che riguardano temi chiave del diritto civile).

Nel regno di Castiglia Giovanni II nel 1427 decide di tenere in considerazione le opinioni di Bartolo per il diritto civile e di Giovanni d’Andrea per il diritto canonico, aggiungendovi poi le opinioni di Baldo e di Nicolò de’ Tedeschi. Nel 1505 si verifica la grande riforma delle Lejes de Toro, per cui non c’è più alcuna opinione incontestabile, e in caso di dubbio bisogna rivolgersi al sovrano.

Nel 1567 su ordine di Filippo II viene scritta la Nueva Recopilacion, una raccolta di leggi, ordinanze e prammatiche con cui si vuole formulare ex novo il sistema delle fonti e che sarà per un certo periodo la fonte primaria del diritto casigliano.

Sono queste elencate semplici compilazioni-raccolte, cioè fonti ordinate in ordine cronologico e per materia. Solo successivamente si passerà alle consolidazioni, con le quali si cerca invece di riscrivere il diritto.

I sovrani italiani si muovono per riordinare il diritto a partire dal 1700. La prima riorganizzazione si ebbe in Piemonte con Vittorio Amedeo II di Savoia: si ha una riorganizzazione dell’amministrazione pubblica dello stato, una riforma del diritto con un maggiore controllo sulle magistrature, una riduzione del potere della nobiltà feudale attraverso un’alleanza tra monarchia e borghesia e una decisa riforma tributaria.

Si arriva finalmente alla redazione di una consolidazione: viene riformato il diritto per opera del segretario di guerra Platzaert, e si tratta di una riformulazione scientifica; nel 1723 vengono emanate le Leggi e Costituzioni di Sua Maestà il Re di Sardegna, in 5 libri (nel primo si tratta il problema del culto cattolico e dello status dei sudditi di culto diverso, nel secondo la disciplina delle magistrature e delle strutture giudiziarie, nel terzo la procedura civile, nel quarto la procedura penale e il diritto civile, nel quinto le riforme del re su fedecommessi, successioni, fisco: il grande assente è chiaramente il diritto privato).

Le tecniche adottate per la stesura delle norme sono quelle di generalità, astrattezza, concisione, essenzialità, coerenza ed eliminazione di ogni arbitrio dei giudici; gli elementi di sostanza sono la proporzionalità e la legalità delle pene, la riduzione della casistica, la semplificazione delle norme e delle materie.

Una nuova edizione è pronta nel 1729, con nuova formulazione delle norme, l’introduzione del diritto privato con soppressione del diritto comune e l’abolizione delle citazioni dei grandi giudici; è presente un sesto libro, in cui viene introdotto il diritto pubblico.

In tutte le materie in cui interviene la Costituzione, essa costituisce il vertice gerarchico delle norme: quando essa lascia spazio a lacune, queste verranno riempite ricorrendo agli statuti, al diritto locale, alle pronunce dei 2 senati (di Piemonte e di Savoia), infine al diritto comune.

Le Costituzioni avevano molto interessato Ludovico Muratori, sacerdote poi laureatosi anche in diritto e bibliotecario presso la biblioteca ambrosiana, che scrisse nel 1726 una lettera aperta all’imperatore Carlo VI, la De codicis cardino: viene proposta all’imperatore l’idea di un codice partendo dal presupposto che a volte le leggi, quando sono troppo numerose e complesse, possono essere dannose allo stato; è quindi opportuno creare un piccolo volume di leggi, approvate dallo stesso imperatore.

Nel 1742 scrive Dei difetti della giurisprudenza, dove individua gli effettivi problemi della giurisprudenza dell’epoca: si tratta di un’opera piccola, ma lucida e originale, dove i difetti sono classificati in intrinseci ed estrinseci, questi ultimi i soli che possono essere eliminati, perché momentanei e specifici; sono estrinseci ad esempio la molteplicità delle fonti, l’eccessiva discrezionalità dei giuristi, la forte dipendenza dal sistema della citazioni e delle opinioni dei grandi giuristi del passato. Così Muratori incarica un gruppo di giuristi di redigere una raccolta di soluzioni fornendo delle interpretazioni autentiche, cosicché il giudice, trovandosi di fronte ad un caso non amministrato dalla legge, sappia come intervenire.

In parallelo a Muratori e al caso piemontese, nel ducato di Modena nel 1771 vengono create le Costituzioni modenesi ( o Codice Estense), una consolidazione in 5 libri, con netta semplificazione del diritto previgente e sostitutiva dei diritti particolari e locali: le Costituzioni sono le uniche fonti di riferimento: in via sussidiaria interviene il diritto comune; si cancella ogni valore giudiziario delle sentenze.


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