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La situazione in Austria

diritto medievaleIn materia penale, l’Austria era arrivata alla redazione di un codice ben prima della rivoluzione: nel 1753 Maria Teresa d’Austria aveva istituito una Kompilationskommission per elaborare un corpo unitario di diritto privato, quindi dopo la fine della guerra di successione si applicano una serie di riforme per favorire il ceto borghese e l’uguaglianza fra i sudditi.

Il cancelliere principe guida le riforme, prima tra tutte la materia finanziaria; seguono poi le riforme in materia amministrativa seguite, da vicino da Maria Teresa, e viene separata la giustizia dall’amministrazione, creandosi una serie di tribunali con loro propri regolamenti.

Viene inoltre istituito il Consiglio di Stato, con funzioni solo consultive, composto da 3 nobili i 3 giuristi, che doveva consigliare il sovrano con imparzialità.

La volontà di riscrivere il diritto sostanziale porta alla compilazione del Codex Theresianus del 1766, in cui si racchiude tutto e solo il diritto civile in un testo che sostituirà tutto il diritto previgente. Tuttavia la redazione in latino fa abbandonare il testo già nel 1771.

Nel 1768 intanto era entrata in vigore la Constitutio Criminalis, riscrittura del diritto penale, che si limita a rielaborare il diritto vigente.

Con Giuseppe II, nel 1786, vede la luce il Codice Giuseppino: Giuseppe II era un vero sovrano illuminato, cultore di studi filosofici, religiosi, umanistici, e questo la porta ad avere idee molto innovative di riforma in direzione del codice civile.

Si cerca l’uguaglianza di tutti i sudditi sottoposti al sovrano, dunque bisogna annullare il potere della Chiesa e della nobiltà, a cui vengono revocati tutti i favoritismi; non c’è avversione contro la religione, ma Giuseppe II vuole che allo stato spetti anche la regolamentazione della Chiesa.

Nel decennio dal 1780 al 1790 Giuseppe II tocca materie molto delicate con i suoi editti: nel 1781 il Toleranzpatent, in materia di religione, equipara giuridicamente tutti gli appartenenti a qualsiasi culto religioso (sebbene il Cattolicesimo rimanga il culto dominante); nel 1783 l’Ehepatent introduce per la prima volta in Europa il concetto di matrimonio civile, matrimonio come contratto proprio poiché lo stato può legiferare su tutto: i matrimoni continuano ad essere celebrati in chiesa, ma il sacerdote diventa un pubblico ufficiale; nel 1786 l’Erbfolgepatent elimina in materia di successioni le tante differenze e privilegi. Seguono poi gli editti sulla libertà commerciale e quella per la libera circolazione delle merci.

Nel 1787 nasce anche il Codice Penale Giuseppino; finalmente la materia penale diventa un settore autonomo: il codice sancisce definitivamente il divieto d’analogia, introduce molte conquiste del pensiero illuminista, esprime i principi di legalità e proporzionalità della pena e presenta norme astratte e concise (tendenza all’oggettivismo), il tutto in un codice veramente completo.

Il codice non verrà tuttavia applicato anche in Italia e in particolare in Lombardia, perché presentava comunque molte contraddizioni ed era troppo complesso.

Alla morte di Giuseppe II gli succede Leopoldo II, che era stato Granduca di Toscana con il nome di Pietro Leopoldo.

Nel 1786 c’è la Riforma Leopoldina, una consolidazione di diritto penale che conteneva molti principi illuministici, tra cui anche l’abolizione della pena di morte. Quando viene chiamato al trono, Leopoldo II decide di non imporre il codice agli stati italiani dominati, piuttosto invece chiama a se dei giuristi per una riforma del diritto civile.

Nel 1797 esce il Codice Martini, compilato dal cancelliere trentino Carlo Antonio Martini, che entra in vigore solo in una parte del territorio (Galizia occidentale): è un esperimento originale e di successo ed ha il dichiarato intento di sostituire la precedente legislazione, non di modificarla. Si continua incessantemente a rifinire il progetto, a studiarne delle alternative, finché nel 1812 esce la Patente di Promulgazione del Codice con efficacia in tutte le province asburgiche; la nuova legislazione abroga tutte le norme di diritto precedente, e l’esito finale è un codice molto simile nella forma al Code Napoleon, ma molto diverso nel contenuto. In Italia la scelta è però ricaduta sul codice francese.

Il codice austriaco è composto da un titolo preliminare, sulle leggi in generale, e da 3 parti: diritto delle persone, diritto sulle cose e modificazione ed estinzione dei rapporti giuridici in generale. Gli articoli sono in totale 1502, molti meno che nel codice francese, perché nelle norme del codice austriaco si cerca di fissare disposizioni generali, definizioni: le leggi del codice austriaco enunciano pensieri, principi da applicare, non comandi. I principi sono una fusione di concetti romanistici, consuetudinari, codicistici.

Con la pandettistica si evidenziano gli aspetti del diritto romano che rientrano nel codice, si adeguano i principi romani al diritto tedesco. Lo stato non deve necessariamente legiferare nei minimi particolari, perché il legislatore fissa i principi di base, poi gli interpreti, opportunamente guidati dalla ragione, possono qualificare le varie situazioni.

Mentre in Francia si era stati molto rigidi nel diritto di famiglia e molto elastici nel diritto commerciale, in Austria è il contrario: in uno stato assoluto dove però non c’è stata la rivoluzione sono arrivati ugualmente i principi illuministici.


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