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Irnerio e le università

diritto medievale1. La svolta vera e propria in questo senso si registra nel XII secolo con la figura di Irnerio, giurista di origine tedesca e fondatore della scuola giuridica di Bologna. Ci sono pervenute notizie di stretti contatti tra Irnerio (che viene definito iudex boloniensis) e l’imperatore Enrico V.

Le prime notizie di Irnerio lo vedono coinvolto a livello giuridico con la contessa Matilde di Canossa, che gli avrebbe dato disposizioni al fine di rinnovare i libri legales. C’è l’esigenza di ricomporre il Corpus Iuris Civilis in maniera integrale: è un’esigenza che sentono anche le pubbliche autorità di allora quella di avere un diritto all’altezza dei tempi, ed è inevitabile il riferimento al diritto civile giustinianeo.

Irnerio non solo reperisce tutto il materiale, ma altresì si impegna ad insegnarlo, fondando una scuola di diritto. In tutto questo c’è anche una finalità pratica, quella di avere tra le mani il diritto, oltre ad un forte interesse culturale e dottrinale.

Per quanto riguarda le novelle (o costituzioni imperiali), Irnerio dubita della loro veridicità; non intende mettere in discussione quello che dice l’imperatore, ma dubita dell’autenticità della redazione del manoscritto che si trova tra le mani. Dato che Irnerio non discute la vigenza di quei testi, decide di scegliere con cura e prudenza una serie di passi che correggono il codice e di inserirli nel codice medesimo (novelle autentiche).

A lungo andare, Irnerio riesce a recuperare per intero il Corpus Iuris Civilis, e questa è una riscoperta storica importantissima.

Il suo lavoro può essere suddiviso in tre spezzoni, che sommati gli consentono di ottenere tutta l’opera: Digestum Vetus (dal libro 1 fino al 24), Digestum Novum (dal libro 39 fino al 50), Digestum Infortiatum (parte centrale dell’opera, dal libro 25 fino al 38). L’opera risulta completa anche se ricca di errori, ed è di impulso per i giovani per andare a studiare il diritto, sia per scopi economici che per far carriera.

Quattro discepoli di Irnerio, Martino, Bulgaro, Jacopo (diretto successore di Irnerio) e Ugo, ribattezzati i quattro dottori, fondano ognuno una sua proprioa scuola. Altri maestri che vengono ricordati sono Pilio da Medicina e il Piacentino.

A Bologna confluiscono molti studenti provenienti da tutto il territorio limitrofo; con il passare degli anni il fenomeno si allarga a macchia d’olio e richiama l’attenzione dell’imperatore Federico I Barbarossa. Questi definisce gli studenti “coloro che sono esuli per amore della scienza”, e predispone tramite una delle sue costituzioni (Constitutio Habita) una serie di tutele a loro rivolte nel 1158 (con la Constitutio Habita ad esempio le controversie riguardanti gli studenti vengono risolte dai loro stessi maestri, e non da comuni giudici).

Chi insegna diritto è colui che riesce a procurarsi una copia dei testi; gli insegnanti costituiscono quindi un gruppo ristretto, poiché c’è una grande carenza di manuali (infatti la spesa di un manuale equivaleva alla retribuzione annua di un insegnante).

Nasce un problema serio, quello di organizzare la vita degli studenti (divenuti ormai gruppi piuttosto numerosi), anzi di organizzare in particolare la vita degli studenti stranieri (bisognava risolvere questioni come quella del vitto, dell’alloggio, dei prestiti di denaro).

Si fondano allora 2 universitates, una per citramontani (ossia studenti italiani, divisi a loro volta in 4 nationes) e una per ultramontani (studenti esteri, spesso spagnoli, francesi, inglesi). Ogni università eleggeva al suo interno un rettore, ossia uno studente scelto tra i più capaci, con compiti di rappresentanza all’esterno dell’ateneo.

Non esiste un programma didattico predefinito, tanto che solo gradualmente, con l’aumento degli studenti, vengono inseriti gli esami finali. Al termine del percorso di studi si consegue il titolo di doctor iuris, titolo che abilita poi all’insegnamento (licentia docendi). Si consegue la laurea in utroque iure, dunque sia in diritto civile sia in diritto canonico.

In università viene studiato il Corpus Iuris Civilis giustinianeo. Esistono comunque altre leggi, ad esempio molti statuti, ma i maestri pur essendone a conoscenza li ignorano. Si pratica si lo studio del diritto civile, ma accanto a questo quello del diritto canonico (un diritto più moderno, avanzato, rispetto al diritto civile).

Il diritto veniva studiato in maniera essenzialmente orale; il grave problema era quello di procurare copie dei manuali. Nascono così delle apposite industrie (stationes), che si preoccupano di duplicare i manuali. Le persone più fidate a cui affidare il compito di duplicare i manuali sono gli stationarii universitatum, dipendenti diretti dell’università, perché c’era il rischio di manomissioni involontarie dei testi.

Quando si comincia a registrare tutta una serie di rivolte studentesche contro la città di Bologna e le relative istituzioni comunali, altre città cercano di accaparrarsi gruppi di studenti e maestri per fondare altrove altre scuole. Nascono così nuove università a Modena e Padova.

Il fenomeno universitario comincia a far gola anche ai sovrani; nel 1224 si verifica una novità ad opera di Federico II, che a Napoli fonda lo studium iuris, ossia la prima università statale (le altre infatti nascevano dall’iniziativa privata). Federico II cerca di portare a Napoli i migliori maestri e numerosi con proposte economicamente vantaggiose. Anche qui la materia di studio continua ad essere il diritto giustinianeo.

Nel corso della mattinata (dalle 7 alle 13) si svolgevano le lezioni più importanti, mentre nel pomeriggio (dalle 15 alle 17) venivano trattate le materie secondarie. I corsi duravano dai 4 agli 8 anni a seconda dell’università cui si era iscritti.

In quest’epoca la diversità di norme giuridiche, il particolarismo, era divenuto insostenibile. La pluralità di leggi generava confusione, infatti i glossatori trovavano naturale che essendoci un unico imperatore non potesse che esistere un unico diritto. Ai loro occhi il diritto universale deve essere quel diritto che proviene dall’impero, il diritto emanato 600 anni prima da Giustiniano.

La Quaestiones de Iuris Subtilitatibus è una piccola opera, scritta nel 1050 circa, che vuole affrontare le sottigliezze del diritto. Si rivela una sorta di manifesto della scuola di allora, indicando com’è strutturato il tempio della giustizia, con frequente ricorso ad immagini mitologiche.

L’idea di fondo è che o l’impero è uno solo, e allora unico deve essere il diritto, oppure vi sono più imperi e di conseguenza più diritti.


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