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Boom di email, prevedibile come il calo di fatturato per le poste

L'email piace a tutti. Meno che alle Poste. Che devono consegnare sempre meno buste. E ogni anno perdono, negli Usa, 2-3 miliardi di dollari

economia emailViva l'email. Se si conducesse un sondaggio sulle migliori invenzioni frutto della rivoluzione dell'information technology, è certo che l'email avrebbe una posizione di tutto rispetto.
E’ l'applicazione internet più utilizzata, senza ombra di dubbio, più ancora della navigazione dei siti web. E per ottime ragioni. E’ comoda, velocissima, gratuita. Ma è forse soprattutto la velocità il suo massimo pregio. Chi ha mai preso in mano carta e penna per scrivere ad un amico lontano, per quanto caro, nei tempi in cui l'email non esisteva? Relativamente pochi, c'è da credere. E chi per contro non ha mai mandato un'email a un amico che vive dall'altro lato della terra? Quasi nessuno, probabilmente.

Anche i letterati sono concordi nell'affermare che l'email ha stimolato la scrittura e i carteggi, un'abitudine quasi persa, ormai. Tutti felici, insomma, all'apparenza. Ma c'è un'eccezione che conferma la regola. Esiste infatti una piccolissima schiera di contrari, che grida "mannaggia all'email" a più non posso.

Sono le Poste. Già perché l'email sottrae montagne di business alle aziende postali pubbliche, in tutto il mondo. Per loro l'email (insieme a internet e al fax) è una vera maledizione.

L'US Postal Service prevede un calo del fatturato compreso tra due e tre miliardi di dollari. Il danno economico assume proporzioni catastrofiche se proiettato sull'arco dell'intero decennio 2001-2010. Le poste americane potrebbero dover affrontare un calo del fatturato nell'ordine di 17 miliardi di dollari all'anno, in parte per la diminuzione dei volumi di posta, in parte per la possibilità per gli utenti di pagare conti e bollette direttamente via internet. E sempre l'US Postal Service infila ancor più il dito nella propria piaga, prevedendo che la posta prioritaria, che crescerà n volume dell'1,8%, comincerà poi a contrarsi, ad un passo del 2,5% negli anni successivi. E’ un fenomeno del tutto nuovo e potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza economica stessa dell'agenzia governativa indipendente che da oltre due secoli distribuisce la posta in ogni angolo degli Stati Uniti, anche il più remoto. E lo fa rispondendo a due esigenze piuttosto opposte: mantenere l'autosufficienza economica e fornire un servizio universale ad un prezzo ragionevole.

Il problema è di difficile soluzione; anzi per alcuni è una quadratura del cerchio. Le Poste americane hanno puntato sulla diversificazione e su internet, offrendo in rete i servizi che offrono agli sportelli e sviluppando nuovi progetti, per esempio nell'ambito del commercio elettronico. Ma i critici affermano che, anziché allargare l'offerta, dovrebbero concentrarsi sulla loro attività principale, la consegna della posta. L'US Postal Service ribatte d'altra parte di essere una delle imprese più avanzate tecnologicamente, e l'unica in grado di gestire la raccolta, il trasporto e la consegna di oltre 200 miliardi di buste, cartoline e pacchi all'anno, con un paio di milioni di nuovi indirizzi e destinatari ogni anno. "Il coordinamento di 700 milioni di pezzi tra 136 milioni di indirizzi negli Stati Uniti ogni singolo giorno è tutto meno che un business a bassa tecnologia," afferma Stephen Kearney, senior vice presidente del business development dell'USPS. Ma capitalizzare su queste capacità per vincere la guerra contro l'email sarà ncora più difficile.

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