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Direct Costing

Glossario aziendale, definizione di: Direct Costing

Direct costing: metodo di analisi dei costi che si fonda sulla distinzione fra costi variabili (o costi del prodotto) e costi fissi (o costi del periodo) e sulla sola inclusione dei primi nel calcolo dei costi di produzione. E’ un’analisi tesa a fornire risposte in termini di pieno utilizzo di una capacità produttiva “rigida”; un’evidente tentativo di concentrare il focus sulla produttività e sulla riduzione del rischio di sottoutilizzazione. Con il direct costing si imputano ai prodotti solamente i costi variabili (costo variabile); i costi fissi non vengono distribuiti tra le varie produzioni, ma sono attribuiti in modo indistinto all’insieme delle produzioni del periodo considerato. Nel conto economico di un’analisi reddituale con il direct costing ai ricavi di vendita si sottraggono i costi variabili del venduto ottenendo il margine lordo di contribuzione (misura della produttività economica atta a coprire i costi fissi). A quest’ultimo, sottraendo i costi fissi (di periodo) si ottiene il reddito netto. Il conto economico di direct costing

Direct costing evoluto: per il direct costing evoluto vale quanto detto per il direct costing. Il direct costing evoluto è uno strumento di analisi dinamica, particolarmente utile per diagnosticare fenomeni di cambiamento strutturale dell’impresa. Muove dall’assunto che nel lungo periodo anche i costi fissi divengono variabili (tranne i costi fissi sommersi, cioè espressione di fattori produttivi a forte vincolo di utilizzo).Il conto economico secondo direct costing evoluto si arricchisce di un’ulteriore potenzialità informativa, ossia il margine semilordo di contribuzione. Infatti, sottraendo al margine lordo di contribuzione (direct costing) i costi fissi diretti di prodotto, si ottiene il margine semilordo di contribuzione. A quest’ultimo, sottraendo i costi fissi indiretti di periodo (discrezionali e di struttura) si ottiene il reddito netto. Naturalmente, l’impresa può discriminare in maniera graduale i costi fissi specifici, per categorie omogenee – industriali, commerciali, di ricerca e sviluppo – pervenendo così a diversi livelli di margini intermedi di contribuzione: da definirsi come margini di 1° e 2° livello, a seconda della profondità di dettaglio ricercata. I costi fissi non attribuiti (di periodo) alle produzioni possono ulteriormente essere distinti in due categorie, così da condensare al minimo i costi fissi realmente tali, cioè non modificabili nel quadro gestionale ed organizzativo dato: costi fissi “discrezionali”, costi fissi di struttura. Tale metodo utilizza, come configurazione di costo di riferimento, il costo variabile di lungo periodo. Il conto economico di direct costing evoluto


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