29 aprile, 2008

Markette magazine

Che nei giornali di ogni tipo siano spesso presenti finti articoli, che altro non sono che pubblicità più o meno occulte (markette), è risaputo.

Ma se in un magazine trovo l'articolo che espone i vantaggi e le meraviglie di un prodotto/servizio, e 3 pagine dopo vedo una pubblicità del medesimo prodotto/servizio in tutta pagina... la cosa perde di efficacia, palesa la marketta!
Diviene sgradevole e meno performante.

Non sarebbe meglio comprare in un numero della rivista l'adv classico e in un numero successivo il finto articolo? Eviterebbero di palesare che è tutta una montatura, e reitererebbero (1) il messaggio.

Delle due una... o non ci arrivano, o a me sfugge qualcosa. Oddio... può darsi che semplicemente reputino il pubblico troppo stupido per accorgersene. In questo caso ci sarebbero gli estremi per smettere anche di comprare la rivista.

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Vi segnalo l'ottimo post su minimarketing.it dedicato ai cartelloni stradali. Percorrendo 45/50.000 km annui, ho sempre fatto le medesime considerazioni, soprattutto per quanto riportato al punto 3 e 4 ;-)
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(1) ho un debole per le key che restituiscono pochi risultati su MrG, per "reitererebbero" al momento sembrano esserci solo 52 risultati.

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22 aprile, 2008

Il coraggio di rischiare

Sono sempre stato attratto dalle storie di successo, e quindi dai personaggi che hanno saputo costruire la loro fortuna, mixando competenza, preparazione e... il coraggio di rischiare.

Non ho quindi resistito dall'acquistare questo libro che racconta in modalità autobiografica la storia di Richard Branson, meglio noto per essere il patron della Virgin.

Da un punto di vista dei contenuti e del messaggio, mi sento di consigliarlo. Forse è un po' troppo "americanizzato" nello stile (Branso non è americano eh). Ma su questo fronte non è dato sapere quanto abbia inciso la traduzione.

Racconta la sua storia in modo leggero e scorrevole, non è un "mattone", non si pone come un guru, anzi non perde occasione per sottolineare che, oltre al coraggio di rischiare, spesso non è mancata neppure una buona dose di fortuna. Del resto Fortuna audax iuvant, non è certo un semplice "modo di dire".

Emblematico l'episodio in cui il giovane Branson, si trasforma in novello imprenditore piantando (con lo scopo di rivenderli una volta cresciuti) degli abeti di Natale. Interviene un'orda di conigli a rovinare il piano di Branson, rosicchiando l'intera piantaggione. Per nulla sconfortato, cambia il sul core business macellando e rivendendo i poveri conigli!

Insomma un chiaro messaggio per cercare sempre il modo di cadere in piedi.

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18 aprile, 2008

Errori comuni nella comunicazione

Mi occupo, per lavoro, di gestire alcune aree di un sito web dedicato al fitness che di sicuro non difetta nel numero di visitatori.

Questo lo rende un'ideale cassa di risonanza per chiunque (e sono in tanti) operando in settori analoghi, o riconducibili allo svago, al benessere ecc. cerchino in qualche modo di avere visibilità a basso costo, o meglio visibilità gratuita.

Le ragioni possono essere le più disparate, organizzazione di un evento, di una manifestazione, promuovere un proprio articolo, libro, ricerca, o semplicemente proporsi come collaboratore (nostro o di altre aziende che consultano le medesime pagine).

Fin qui nulla di male.

Ipotizzo capiti a chiunque disponga della possibilità di conferire visibilità ad altri.

Quasi sempre questa visibilità non viene concessa. Non perchè non la si voglia fornire, ma perchè le modalità con la quali la si chiede sono catastrofiche!

Ecco gli errori da evitare se si desidera visibilità gratuita senza essere cestinati:



1) invia subito tutte le notizie e approfondimenti che ritieni utili

L'80% di chi ci contatta per avere spazio invia due righe buttate a caso, con l'aggiunta "se volete maggiori informazioni o se siete interessati contattatemi e vi invierò ulteriori dettagli".

Come è facile immaginare il tempo dedicato a promuovere gli altri non è certamente la prima delle cose che viene svolta. In genere si da uno sguardo veloce, perchè non cestino/iamo mai in automatico.

Ma se "TU" che cerchi visibilità speri che poi sia "IO" a ricontattarti, per poi ricevere ancora materiale, per poi darti visibilità... allora sei proprio fuori strada.

La maggior parte di queste persone perde la propria chance già dall'approccio.

2) Personalizza un minimo la tua comunicazione

La cosa più fastidiosa è ricevere delle email o dei comunicati che sono il chiaro frutto di un copia/incolla, o che partono con finte lusinghe generiche, che andrebbero bene per qualunqe sito.

Se è visibile che stai sparando nel mucchio, è ovvio che tu per primo non credi nella tua iniziativa, dato che non hai dedicato neppure un po' di tempo per selezionare il tuo target, e scrivere una sola riga che dimostra conosci il tuo destinatario.

3) evita l'inoltro, e l'inserimento, di 1000 indirizzi email come destinari

La cosa più spiacevole di tutti, che inoltre mi infastidisce non poco, sono quei comunicati in cui è visibile il "Fw:" nell'oggetto, è già il primo segnale che inoltri email senza neppure preoccuparti che si veda, sia dall'oggetto, sia dalle altre "simpatiche personalizzazioni" che i programmi di posta elettronica attuano in questi casi.

L'apoteosi è quando poi invii il medesimo messaggio con "inoltra" inserendo come destinatari 10/100/1000 indirizzi email, tutti belli visibili.

Qui meriteresti delle legnate. A) perchè se non sai neppure usare un programma di posta elettronica, meglio che prima impari B) stai mandando in giro per la rete il mio indirizzo email, così lo spam che già ricevo aumenta anche di più

Se hai inviato comunicazioni per avere visibilità, e non si sono degnati di risponderti, accertati che le ragioni non siano una di quelle sopra elencate.

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15 aprile, 2008

L'hosting incide sul posizionamento?

In una discussione sul forum di html.it si chiedeva se l'hosting incide sul posizionamento e, nel dettaglio, se un server aziendale potesse essere maggiormente performante rispetto ad un buon hosting.

Io porrei la domanda al contrario, ossia se ci sono vantaggi nell'hostare il proprio sito in un hosting esterno piuttosto che su un server interno all'azienda.

In generale si, l'hosting ha la sua importanza. In termini di risposta all'utente e allo spider, ed anche nel numero di siti ospitati sulla stessa macchina. Poi, banalmente, ma banalmente e a puro titolo teorico/esemplificativo, se io webmaster ho talmente poca "fiducia/stima" del mio lavoro, da scegliere un hosting casuale/low cost, perchè mai un motore di ricerca in grado di rilevarlo, dovrebbe dare più fiducia di quanto io stesso non gli attribuisca?

In linea di massima reputo più performante un buon hosting esterno che non ospitare "in casa" il sito. Ovvio, a parità di spesa (che per un hosting casalingo non è di poco conto tra hardware e personale in grado di gestirlo).

Poi è ovvio che tutto dipende A) dalla competitività delle key; B) quanto è determinante in termin idi conversione, la mia presenza sul web.

Piccola parentesi OT (non resisto), si sono concluse le elezioni... fosse mai che allora le tasse NON sono una cosa bellissima? Non in questo Paese che non fornisce alcuna contropartita!

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12 aprile, 2008

Domini .asia, nel sesso e negli affari... occorre provarci

Come certamente saprete, da qualche giorno è possibile registrare i domini .asia.

A dire il vero con un po' di ritardo, ho provveduto a regiastrarne un paio. Come chiunque avrebbe probabilmente fatto (perlomeno chiunque fra coloro i quali lavorano nel web e sanno il valore intrinseco di un dominio) ho provato a verificare se fosse libero sex.asia, più per curiosità che fiducioso di trovarlo realmente libero.

Incredibile ma vero... libero lo era sul serio.
Così l'ho messo nel carrello a mi sono avviato al pagamento assieme agli altri domini.

Un'ora dopo la transazione ricevo l'email dell'hoster che mi informa che detto dominio è in realtà occupato! (Infatti mi sembrava strano...) Mi propongono di cambiarlo con un altro o di richiedere il riaccredito dell'importo pagato.

Ora... come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato... ma ci si azzecca! E siccome a pensar male son bravissimo... sono andato a ricontrollare sul medesimo hoster se tale dominio fosse occupato.

Risultava ancora disponibile per la registrazione. Mentre altro domini (già registrati) venivano correttamente segnalati come tali.

Così anche nei giorni seguenti. Orbene... dov'è la malsana idea di questi italioti? Fanno apparire un dominio appetibile come registrabile, pur non essendolo. Segnalano la cosa dopo il pagamento, sperando che il cliente richieda la sostituzione del dominio e non il rimborso dei soldi!

Complimenti per la serità!

Io mi sono fatto fare un bonifico, sperando che la loro banca se li faccia pagare, così piuttosto che un ulteriore misero guadagno, avranno una misera perdita!

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05 aprile, 2008

Media che convergono

Ho letto un vecchio post grazie a webarchive.org, che ha inevitabilmente risvegliato in me un desiderio che covo e che “nascondo” a me stesso. Lo nascondo perchè non ho le risorse per metterlo in pratica, per quanto sarebbe entusiasmante e affascinante poterlo fare.

Ed è il desiderio di un sito web, o altro media, in grado di rendersi fruibile in molteplici forme. Quindi non di “incontro” vero e proprio, ma di modalità differenti di fruire del medesimo media.

Un po’ quello che accade realizzando un sito accessibile da qualsiasi dispositivo (pc, palmare, cellulare ecc.).
Si tratta di realizzare un “qualcosa” che uno può “consultare” con più media, senza perdere di identità o l’obiettivo finale.


Che io sappia, perlomeno in Italia, esiste solo un media che ha realizzato qualcosa del genere ed è il sole 24 ore. Il sole 24 ore è infatti accessibile in cartaceo (con l’omonimo quotidiano), mediante un sito web, e mediante una radio a diffusione Nazionale (radio 24).

Forse non è un caso che, proprio il sole24ore l’abbia realizzata. Trovo sia un fantastico strumento per usare ogni singolo strumento di veicolaizone dei messaggi per promuovere gli altri 2, per fidelizzare sempre più gli utenti, per consolidare irreversibilmente un brand, per controllare a tappeto un ambito di competenza.

Si, sarebbe un sogno realizzare qualcosa del genere.

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Meglio una crescita in orizzontale o in verticale?

In ogni ambito di competenza, giunge il momento in cui la propria posizione si consolida.
A questo punto sorge, a mio avviso, la necessità di una inevitabile decisione, la crescita in senso orizzontale o in senso verticale.


La crescita in orizzontale implica di allargare i propri interessi verso ambiti affini. Se ad esempio ho un sito che parla di mele, o se sono un gommista, inizierò a interessarmi anche di pere o, nel secondo caso, anche di sospensioni.

La crescita in verticale implica invece di sviscerare una nicchia nella maniera più approfondita possibile. Quindi, nell’esempio di prima, inizierò ad occuparmi delle proprietà delle mele, della storia ed evoluzione di una particolare specie, sino a sapere tutto, ma proprio tutto, quello che è umanamente possibile sapere in quel preciso settore. Nel caso del gommista, potrei aprire un centro specializzato solo in pneumatici per fuoristrada, dove trovare davvero ogni tipo di gomma si possa desiderare per un 4×4.

Nel caso di un sito web, tale processo si realizza quando si hanno già una discreta base di contenuti, tali da essere adeguatamente esaustivi di un dato settore. A quel punto potrà essere utile allargare in orizzontale l’ambito degli argomenti trattati (ad esempio tutti i servizi e i linguaggi utili ad un webmaster), o riservarsi di approfondire una singola nicchia di mercato (ad esempio le modalità di advertising nel campo delle modalità di accesso mobile alla rete).

Le nicche, per definizione, interessano ambiti con pochi competitor, ma anche con pochi altri realmente interessati, possono fare in modo che il nostro sito divenga IL sito. Divenire “il” sito, con una crescita orizzontale, è molto più complesso e abizioso.

Non ho una risposta (non ancora) per questo mio quesito, spero in qualche contributo nei commenti!

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06 marzo, 2008

Blog aziendale, quale piattaforma?

Premessa: mi rimproverano spesso di prender le cose alla larga e di non avere il dono della sintesi.

Per questo mio post ho deciso di consentirvi due possibilità.

Scelta A, riassunto in due righe del mio pensiero.

Scelta B, il mio pensierò così com’è, senza sintesi.

Le ho postate entrambe, una di seguito all’altra. A voli decidere quale leggere.

Scelta A (il post in sintesi): Sei un’azienda? Devi aprire un blog? Fallo su una piattaforma free! Sei un’azienda che opera nel campo dell’IT, fallo su piattaforma dedicata da installare sul tuo server.


Scelta B (post integrale) Da qualche parte ho letto più volte che, uno degli argomenti che un blog non dovrebbe trattare, sono i blog stessi.
E mi dispiace contravvenire in questo post a tale regola, ma tant’è!

Che i blog siano ormai un fenomeno di costume è un dato di fatto, oltre che un argomento retorico, paragonabile, per i fruitori della rete, solo ad affermazioni del tipo “non ci sono più le mezze stagioni“, tuttavia, l’innegabile verità che sia un fenomeno di costume consolidato porta a pensare che, quanti non si siano già tuffati in uno o più blog presto lo faranno.

Nella maggior parte dei casi saranno blog personali. E questo interessa relativamente poco il discorso che voglio introdurre.
Interessa relativamente perchè, quello di cui vorrei parlare sono i blog aziendali, o comunque i blog facenti capo a siti, se non istituzionali, perlomeno non prettamente “personali” o “amatoriali”. Anche questo genere di siti, oltre che le aziende che li rappresentano, hanno scoperto i benefici in termini di comunicazione e comunicabilità che un blog offre. Pertanto sempre più aziende ne aprono uno, o anche più di uno, o consentono ai loro dipendenti di curare dei blog anche nell’ambito lavorativo, pur trattando argomenti apparentemente distanti dal core business aziendale. Faccio solo un nome di azienda che lo consente, a puro suffragio di quanto affermo: Hp, leader mondiale in campo hardware, è fra queste.

Quando un’azienda, a vario titolo, decide di “scendere in campo” con un blog, oltre a porsi obiettivi e argomenti da trattare, deve scegliere anche la piattaforma cui appoggiarsi. Scegliendo peraltro se ospitare il blog in seno allo spazio web aziendale, o lasciandolo su uno spazio free blog oriented. A mio avviso, tale scelta, dovrebbe tener conto del tipo di utente medio (leggi target) dei fruitori del blog stesso. Dividendoli in due categorie particolari. Quelli “smaliziati” di internet & co. e “tutti quanti gli altri”. Ecco create due macro categorie che, come sottoinsiemi, hanno infinite altre tipologie di utente.

Nel primo caso, la scelta più opportuna, sarebbe quella di installare una piattaforma avanzata in un’apposita area del sito. E’ il caso, ad esempio di
html.it. Arcinoto portale (vortal ad esser precisi) dedicato a webmaster, ad addetti del settore informatico. Con un simile bacino d’utenza, la scelta è stata pressochè obbligata. Un pubblico maturo dal punto di vista delle conoscenze web, e dal palato fine ed esigente. Abituato a gestire e armeggiare con quasi tutto quello che un monitor visualizza.

Poi c’è il secondo caso. Ossia aziende orientate verso un pubblico eterogeneo in cui la componente “competenza informatica” non è esattamente il baluardo, il gagliardetto di riconoscimento (pur potendo esserci, fra loro, degli “infiltrati” intendendo per tali, esperti del settore). Le aziende che si rivolgono a tale pubblico dovrebbero, secondo me, fornire gli strumenti più familiari in assoluto, che facciano sentire a proprio agio l’utente medio, che magari ha anch’egli un blog personale che, giocoforza, è su una struttura free. Queste aziende farebbero una scelta più proficua ospitando i loro blog in posti come blogger, splinder ecc.

La ragione è intuibile, essendo (percentualmente) maggiori le probabilità di ricevere visite da chi conosce il mezzo blog mediante tali piattaforme, concretizzerà maggiormente l’idea di essere “user friendly”, non solo nella direzione della “semplicità d’uso”, ma proprio dell’ambiente noto e familiare, che trasmette il desiderio dell’azienda di comunicare, non solo in termini “non aziendali” ma anche con “strumenti non aziendali“.

Faccio un esempio più marcato e volutamente eccessivo. Poniamo che il manager di un’azienda, i cui impiegati percepiscono uno stipendio “medio”, decida, per consolidare il rapporto fra i dipendenti e l’azienda, di organizzare una partita di calcetto. Orbene, sapendo che la maggior parte dei suoi dipendenti arriverà al campetto con una utilitaria, farà bene a lasciare il ferrarino nel garage, e giungere (lui e vertici aziendali) con una utilitaria, altrimenti rimarcheranno anche in un ambiente informale la loro “diversità“, ottenendo solo parzialmente l’obiettivo ultimo. Ho utilizzato volutamente il termine “diversità” perchè meglio si sposa col blog.

Nel momento in cui l’azienda che opera sul web, sceglie di “scendere” in mezzo al suo pubblico, dovrebbe farlo con gli strumenti più familiari al pubblico stesso, a costo di perdere qualche “comfort”.


La riflessione di oggi, naturalmente, non è casuale. Ma dettata dal “travaglio” interno che ho io stesso subìto nella scelta di dove piazzare il blog del sito aziendale.

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