12 aprile, 2008

Domini .asia, nel sesso e negli affari... occorre provarci

Come certamente saprete, da qualche giorno è possibile registrare i domini .asia.

A dire il vero con un po' di ritardo, ho provveduto a regiastrarne un paio. Come chiunque avrebbe probabilmente fatto (perlomeno chiunque fra coloro i quali lavorano nel web e sanno il valore intrinseco di un dominio) ho provato a verificare se fosse libero sex.asia, più per curiosità che fiducioso di trovarlo realmente libero.

Incredibile ma vero... libero lo era sul serio.
Così l'ho messo nel carrello a mi sono avviato al pagamento assieme agli altri domini.

Un'ora dopo la transazione ricevo l'email dell'hoster che mi informa che detto dominio è in realtà occupato! (Infatti mi sembrava strano...) Mi propongono di cambiarlo con un altro o di richiedere il riaccredito dell'importo pagato.

Ora... come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato... ma ci si azzecca! E siccome a pensar male son bravissimo... sono andato a ricontrollare sul medesimo hoster se tale dominio fosse occupato.

Risultava ancora disponibile per la registrazione. Mentre altro domini (già registrati) venivano correttamente segnalati come tali.

Così anche nei giorni seguenti. Orbene... dov'è la malsana idea di questi italioti? Fanno apparire un dominio appetibile come registrabile, pur non essendolo. Segnalano la cosa dopo il pagamento, sperando che il cliente richieda la sostituzione del dominio e non il rimborso dei soldi!

Complimenti per la serità!

Io mi sono fatto fare un bonifico, sperando che la loro banca se li faccia pagare, così piuttosto che un ulteriore misero guadagno, avranno una misera perdita!

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26 novembre, 2006

Un dominio è per sempre

Altro che diamanti!
Per fotruna il costo è minore. A cosa mi riferisco è presto detto. Molti privati e (peggio) molte aziende, anche di dimensioni di tutto rispetto, prese dalla voglia di soddisfare l'ego del "capo" hanno messo in piedi, in tutta fretta (spesso affidandosi al cuggggino dell'amico), un sito internet.

Generalmente le poche e ben confuse idee, sommate alla voglia di fare "tutto in casa", hanno restituito un prodotto discutibile sul piano estetico e contenutistico e, naturalmente, nessun valore aggiunto all'azienda, per non parlare dei guadagni derivanti dalla presenza sul web.

In genere, l'unico risultato di tali performance, è stato quello di far ridere di gusto qualche competitor più avveduto, e far storcere il naso a chi, il web, lo conosce davvero.

Trascorsa l'enfasi del primo momento, fatta la carta intestata con tanto di sito web, discusso in trattoria o al bar della ventata di modernità (spesso non ricordando l'indirizzo del proprio sito, o confondendo il "www" del dominio come prefisso di un indirizzo email) gli entusiasmi si smorzano, ci si dimentica del sito e... lo si lascia scadere.

Se davvero non si è fatto altro... il danno è ancora minimo. A parte la spesa (inutile) per la carta stampata.

Il guaio è che, a volte, ci si spinge oltre, segnalando a directory specializzate il proprio sito, o attivando servizi della più svariata natura. Di norma, per ciascun servizio attivato in rete, occorre inserire un indirizzo email, una username ed una password.

A cosa serve l'indirizzo email?

Quando non è esso stesso la username, consente di recuperare le password dimenticate.

Orbene... poniamo che l'azienda X abbia lasciato scadere il suo dominio. Poniamo che uno scaltro competitor (o peggio un malintenzionato) registri tale dominio, attivando una casella di posta che raccolga le email inviate a qualsivoglia indirizzo facente capo al dominio stesso.

Cosa accadrebbe? Che molto rapidamente si potrebbero chiedere le "password smarrite" usate per i vari servizi attivati dall'ex proprietario. Venendo a conoscenza delle password stesse.

E, dato che anche il più accorto degli utenti usa un numero ridotto di password per i suoi servizi... ecco che facilmente diverrebbero vulnerabili tutte le future azioni intraprese dal soggetto in rete.

E non occorre che vi spieghi il grado di rischio nel far conoscere in giro le proprie password, soprattutto a chi, di "mestiere" cerca di scovarle.

Morale della favola, meglio spendere pochi euro e non lasciar scadere i propri domini.

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21 settembre, 2006

Dei Domini e di altre pene

Lavorando in rete, mi duole ammetterlo, spesso sono "costretto" a registrare valanghe di domini nel momento in cui decido di strutturare un nuovo progetto.
Molti li registro per evitare cybersquatting ma, molti altri, soprattutto in occasione di particolari eventi, li registro per sbarrare la strada a potenziali competitor, per evitare che abbiano domini ad hoc, o troppo mnemonici ecc.
Tuttavia devo dire che, le aziende che ancora vivono con un piede nel passato, e fanno incetta di domini al solo scopo di rivenderli o riciclare il traffico, spesso mi anticipano ma, in ogni caso, non essendo competitor, l'unico risultato che ottengono è quello di risparmiarmi la spesa di bloccare un dominio in più.
Nonostante questa considerazione, quando vado in cerca di un dominio al solo scopo di "contenitore" di qualcosa, senza velleità "aziendali" o comunque non orientato al lucro, mi viene uno sconforto ancor più grande nel constatare la valanga di ottimi domini che sono li, parcheggiati a far nulla. Per anni.
Per fortuna che ho molta pazienza, e so che prima o poi... ci si stanca di rinnovare.
Quando ero alla ricerca di miocognome.ext, (6 anni fa) dovetti ripiegare su un .net, perchè nel .it c'era uno pseudo sito vetrina, e nel .com una "cima" di pseudo imprenditore che sperava di vendere a 80 mila lire (si c'erano le lire) un account di posta con tuonome@dominio.com. Ho solo dovuto pazientare. Lo pseudo imprenditore ha ceduto per primo, ed ho preso il .com, l'azienda (per altro di discrete dimensioni) ha dimenticato di rinnovare (tanto internet a che serve?). Ecco preso anche il .it
Ho un'apposita cartella "preferiti" per queste et simili cose :-).
Ora... so la domanda spontanea qual'è. Cosa cambia quando li registro io? Semplice... prima di tutto non provo a rivendere l'invendibile. Punto secondo do sempre "nuova vita" ad un dominio di un certo tipo. A costo di realizzare un sito parallelo, con contenuti propri, pur di non svilire tutto con un redirect.

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19 settembre, 2006

Guadagnare 620 euro in più al mese, con 2 giorni di lavoro

Premetto che questo post è un tantino provocatorio e, per alcuni, al di fuori dell'etica di un webmaster e/o di un SEO. Aggiungo anche che, prima di postarlo, ci ho pensato su molto, e non sono ancora sicuro di fare la cosa giusta. Ma rappresenta una semplice considerazione che mi è venuta in mente ieri durante la mia ora di running :-)

Investimento iniziale richiesto: 100 euro

Ipotizziamo di usare i 100 euro per l'acquisto di 10 domini ed un quantitativo minimo di spazio per ciascuno. Facendo una ricerca troverete più di un provider che offre tale soluzione.

L'idea di "riciclare" domini scaduti e non registrati, ormai non scandalizza più nessuno, è pratica diffusa per quanto, più di una volta, mi sia stato rimproverato di sottolinearne la possibilità di utilizzo.

Trovati 10 domini scaduti provvederemo a ridare loro nuova vita, inserendo in ciascuno di essi una pagina di contenuti (affini al vecchio argomento trattato dal sito) e, in cima, le creatività più performanti di adsense. Poste in maniera tale che, la lettura del testo, implichi lo scroll della pagina.
E' ovvio che non si può essere dei "tuttologi" ma, se riuesumate un sito che parlava di piante grasse, basterà una lettura ad una qualsiasi enciclopedia per trarre l'idea necessaria a scrivere una pagina di contenuti.

In questo modo, forte dei link già presenti in rete, non tarderanno a giungere gli accessi a ciascuno dei siti. Non occorrono 1000 visite al giorno, e neppure 100. Basta semplicemente avere quei 6-7 unici al giorno che, data la posizione degli annunci, saranno particolarmente indotti a cliccare. Diciamo 5 clik al giorno su ciascun sito. Non è un numero enorme.

Ora 5 click al giorno, posto che producano un utile medio di 4 centesimi ciascuno, faranno un totale di 20 centesimi al giorno. Moltiplicato per i 10 siti, totale 2 euro / giorno, in un anno corrispondono a 730 euro.

Tempo richiesto per trovare, registrare e rimettere in piedi i 10 siti... 2 giorni al massimo.

Poichè il tempo non abbonda mai, prevediamo 28 giorni di riposto. Allo scadere del primo mese, lavoreremo altri 2 giorni per creare un nuovo network di 10 siti. Poi ancora riposo, e poi nuovamente a lavorare. Così per un anno.

Al termine dell'anno avremo sostenuto un investimento totale pari a 1.200 euro, che sarà la spesa fissa da sostenere per ciascun anno. L'utile lordo del primo anno sarà pari a: 4.680 euro. Questo perchè il primo mese guadagnerete solo 60 euro, il secondo 120, il terzo 180 ecc.

Dal secondo anno in poi, l'utile lordo mensile sarà di 720 euro, in un anno 8.640 euro. Tolti i 1.200 euro di spese fisse restano 7.440 euro netti ossia 620 euro al mese.

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