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Le fate ignoranti

Ozpetek aveva promesso di farci conoscere un quartiere - simbolo di Roma. Non lo ha fatto, ma ci ha regalato ben altro.

Le fate ignorantiSplendida coppia, Antonia (Margherita Buy) e Massimo (Andrea Renzi): dopo 15 anni di vita comune, sanno ancora corteggiarsi, e scherzare, ed essere innamorati. Ma Massimo muore, investito da una macchina. Antonia ne è sconvolta, e vive in un'atmosfera sospesa fino a quando, frugando tra gli oggetti personali che Massimo conservava in ufficio, trova un quadro: Le fate ignoranti. Dietro, una dedica tanto commossa quanto palese: Massimo aveva un'amante.

Un po' sottosopra e molto ferita, Antonia va alla ricerca di questa fantomatica e insospettata donna. E scopre che l'amante non è una donna, ma un uomo: Michele (Stefano Accorsi), che abita in un palazzo all'Ostiense e lavora ai Mercati Generali. La rabbia e l'aggressività lasciano pian piano il posto alla curiosità com'è questo mondo sconosciuto che suo marito ha condiviso per 7 anni? E’ un mondo nel quale non esistono pregiudizi, nel quale ognuno viene accolto per quello che è gay o etero, travestito, malato di AIDS, moglie tradita. Con la dolcezza e la cattiveria "tipica" dei gay.

Il regista Ferzan Ozpetek (Hamman - il bagno turco e Harem Suare) dice che Le fate ignoranti è un film autobiografico: lui, 42 anni, vive all'Ostiense da 25 anni e di famiglie alternative come questa ne ha viste e sperimentate. Ozpetek aveva promesso di raccontare il quartiere, ma dell'Ostiense c'è solo qualche scorcio e immagini di archeologia industriale: e così suona parte del film non corre sulle strade ma indugia nel tinello e sulla terrazza (splendidamente arredati da Bruno Cesari, premio Oscar per L'ultimo imperatore), secondo le migliori tradizioni mediterranee (e di mediterraneo qui c'è tanto, come sempre nei suoi film: calore, colori, sapori, riti).

Com'è avere una seconda vita? Incredibile quanto quella di Massimo fosse alternativa e nascosta. Antonia, sicurissima di conoscere tutto del marito, scopre cose che mai avrebbe immaginato: e tra il serio e il faceto (divertenti i dialoghi con la madre navigata) la donna si lascia lentamente "ammorbidire" dalla rilassatezza dei costumi di quel porto di mare che è la casa di Michele. Un tradimento che fa bene, anche se scoperto postumo.

Non per Antonia: lei è una donna di saldi principi e la verità va sempre detta. Proprio su questo si scontra con un ambiente che a volte fa della doppiezza e delle mezze verità un modus vivendi. Lei, a suo modo, lo scardina. Ma proprio così si conquista il rispetto e la benevolenza di tutti, anche di Michele. Che, se all'inizio sfodera una serie di rivendicazioni sindacali da amante (le vacanze e le feste comandate sono tutte della moglie, e via di questo passo), alla fine scoppia in un pianto dirotto, quando Antonia lo fa entrare nella sua casa?

Strana e buffa relazione, quella che viene intrecciandosi tra la moglie e l'amante: legati alla stessa persona, reciprocamente attratti. W il triangolo? Manco per niente, anzi. Il fantasma di Massimo incombe, e bisognerà cambiare ancora un po', ognuno a modo suo, prima di scrivere un altro pezzo di storia. Ma certi sguardi tra Antonia e Michele sono più eloquenti di tante parole.

Incantevoli la scena finale e le riprese effettuate con il cast durante la manifestazione del Gay Pride a Roma la scorsa estate con una bella canzone dei Tiromancino a fare da titoli di coda.
Consigliato a: tutti quelli che vogliono vedere un gran bel film (andateci, uscirete dal cinema soddisfatti come non vi accadeva da tempo ;-)

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