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La tradizione salentina

La tradizione e il folkore salentino, il barocco, le case a corte, la pietra leccese, le danze

Il barocco

Tra la seconda metà del 500 e la fine del 700, nella Terra d'Otranto, prende vita il Barocco, in un contesto storico che viaggia a braccetto con un processo artistico di grande riforma. Un insieme di originali idee ridisegnano l'aspetto urbano del territorio. Grandi maestri che con il loro ingegno abbellivano le abitazioni e non solo (si pensi alla maestosità della facciata della chiesa di S. CROCE - Lecce) con portali, finestre, logge e balconi.

Una cultura che si esprimeva nella maniera più giusta ed immediata: l'immagine. Quella immediata, diretta. Tutt'oggi sono visibili queste opere d'arte, grande patrimonio artistico e culturale non solo per il Salento, infatti molti studiosi cercano ancora oggi di capire molto di più di quel periodo, dove Lecce e il Salento pur non essendo terre ricche, davano comunque vita ad una cultura letteraria, religiosa di notevole importanza.

Le case a corte

Nei primi anni del '900 le tipiche case salentine erano piccole, modeste, essenziali, con arredamento minimalista. Erano quasi sempre ad una facciata, ovvero con una sola porta d'ingresso, molto spesso contornata da cornici in pietra leccese. Molte di queste case si affacciavano nella corte: un grande cortile di uso comune a tutte le case che lo circondavano. L'ingresso alla corte era dato da un portone quelli delle famiglie più ricche abbelliti da stemmi o decori.

Lateralmente ai portoni, in basso, si trovavano grossi massi di pietra, gli "scansa carri" che servivano a non scalfire l'ingresso al passaggio dei carri. Un'altro elemento della cort,e comune a più famiglie, era il pozzo nero, dove veniva svuotato un recipiente utilizzato come water lu cantaru. Al centro
del cortile, c'era la cisterna utilizzata per la raccolta delle acque piovane o un pozzo che forniva acqua a tutte le famiglie le cui abitazioni sorgevano intorno al cortile.

La pietra leccese

E' l'lemento caratteristico di questa terra, conosciuta in
tutto il mondo, la Pietra Leccese trova la sua maggiore estrazione e quindi lavorazione, in un'area geografica ben definita della penisola salentina, conosciuta come Grecìa Salentina. 

La sua straordinaria malleabilità la rende idonea alla creazione di oggettistica: orologi, porta vasi, abat-jour, posacenere, disegni sui portali delle abitazioni, rifiniture interne ecc. L'unico limite è la fantasia degli artisti, gli stessi che, con questa pietra di origine calcarea  sedimentaria hanno caratterizzato il barocco leccese. Il differente grado di durezza si ne determina l'utilizzo: i banchi che si trovano più in superficie, più morbidi, vengono utilizzati per le sculture;  i banchi profondi, più duri, trovano impiego nelle costruzioni. 

Le danze

Fra gli eventi folkloristici più caratteristici del Salento, vi è la danza delle spade, anticamente diffusa in tutta l'area meridionale, oggi è ancora visibile a Torre Paduli, frazione di Ruffano, famosa anche per i suoi tamburellisti. 

Nella notte tra il 15 e 16 Agosto, durante la festa di S.Rocco, alcuni uomini, protendendo due dita come fossero un coltello, mimano uno scontro cruento, tra fiumi di gente che scorre per le vie popolate da bancarelle che espongono i prodotti locali, e gare di percussioni (tamburelli). Perfino Gramsci nei suoi "Quaderni del carcere" accenna a questo evento manifestando tutto il suo stupore. I danzatori si esibiscono da notte sino all'alba.

La pizzica-pizzica

È la massima espressione della tradizione salentina, un ballo alle cui origini non si riesce tutt'ora a risalire con certezza. Più che una danza quasi un rito praticato dalla gente più umile, dedita ai lavori più duri che, al crepuscolo o in qualche occasione particolare, si radunava e, ballando e cantando, trascorreva le ore per dimenticare le estenuanti fatiche della vita quotidiana. 
È una danza di corteggiamento durante la quale i due ballerini si avvicinano, senza mai toccarsi. Un leggero sfiorarsi, uno scambio di sguardi più o meno provocatori, una serie di gesti rimarcano il desiderio dell'uomo di "entrare nelle grazie" della donna, e quello di lei di essere corteggiata dall'amato, al quale, però, sfugge se questi prova ad avvicinarsi. Una "legge" sicuramente dettata dalle condizioni del tempo, quando le distanze tra uomini e donne dovevano essere sempre rispettate e al contempo una scena quanto mai attuale. Non ci sono dei passi stereotipati, ben precisi da imparare e seguire, tutto è affidato al proprio sentire. Si succedono saltelli sincronizzati al ritmo dei tamburelli che, accompagnati dai diversi strumenti, sembrano rimarcare il ritmo del cuore.



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