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L'italia nella storia e nella letteratura tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX – Parte II -

L'italia nella storia e nella letteratura tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, l'era Giolittiana ed il verismo

Nel 1901 subentrò Giovanni Giolitti che dominò la politica italiana fino al 1914. Giovanni Giolitti nacque a Mondovì nel 1842, si laureò in giurisprudenza e dal 1882 entrò nella politica attiva con aperta ostilità nei confronti di Depretis.
Fu ministro del tesoro nel governo Crispi. Si schierò contro il ministro Rudinì a cui subentrò come capo del governo nel 1892.
Fu esponente nel liberismo moderno e progressista, consolidò il regime liberale, promosse maggiore giustizia sociale e ampliò le basi del potere e minimizzo le varie forme di azioni popolari non ricorrendo mai a misure drastiche eccezionali nemmeno contro il movimento rivoluzionario dei fasci siciliani.

Nel 1893 fu costretto a dimettersi in conseguenza dello scandalo della banca romana accusata di aver stampato clandestinamente nove milioni di lire per coprire un ammanco dovuto a investimenti fallimentari. P assato all'opposizione appoggiò l'ingresso di Zanardelli al governo a cui subentrò poi per un lungo periodo:fu liberale per educazione, dotato di equilibrio, del senso del dovere e aveva una profonda conoscenza dei problemi reali. Tutte queste qualità lo aiutarono a capire le aspirazioni dei lavoratori ed a riconoscere la funzione sociale del capitalismo.
Si preoccupò di salvaguardare gli interessi del proletario e di quelli del borghese; fece votare le leggi a vantaggio dei lavoratori, ma contemporaneamente svolse una politica di difesa dell'industria riuscendo a mettere a confronto le due entità per un vantaggio sia dei lavoratori che degli industriali.

Sostenne e promosse il diritto di sciopero come arma atta a consentire ai lavoratori di far valere i propri diritti; emanò norme per le donne lavoratrici, per i bambini, per gli invalidi e per quelli che subivano infortuni sul lavoro; stabilì l'obbligo della frequenza della scuola fino a dodici anni; predispose che i lavoratori avessero il riposo settimanale, la libertà sindacale, e la riduzione dell'orario di lavoro.

Intanto la carta moneta italiana correva e aumentarono le entrate dello stato; il sistema bancario esercitò una posizione attiva nei confronti delle imprese agricole, industriali, chimiche, tessili e alimentari.
Si sviluppò in pieno l'attività industriale:nacquero la Fiat, la Pirelli, le industrie idroelettriche, si incrementarono i lavori pubblici, con trafori strade, acquedotti, tra cui l'acquedotto pugliese per l'approvvigionamento idrico del sud.
Emanò poi in campo elettorale, la legge del suffragio universale.

La sua capacità di far politica gli conservò il consenso sia dei lavoratori che degli industriali, sia degli imprenditori agrari che dei braccianti tutti elementi che accentuarono il progresso generale del paese.
In politica estera fu del parere che accorresse il sostegno sia della Francia che dell'Inghilterra per risolvere i fondamentali problemi relativi agli scambi dei prodotti. Provvide quindi a stipulare accordi commerciali di vario tipo e trovò l'intesa per le prime espansioni coloniali in Libia. Si pose anche come moderatore fra i due blocchi continentali:Germania e Austria da una parte;Francia e Inghilterra dall'altra. Nel 1904 favorì l'inserimento nel governo nel governo anche delle forze cattoliche che già rappresentavano un nucleo consistente.
Nel 1905 fu costretto a dimettersi a causa di uno sciopero massiccio dei ferrovieri, ma rientrò dopo cento giorni con rinnovata energia per continuare il cammino evoluzionistico: Si prodigò perchè fosse messo ordine nel comparto dei contadini del mezzogiorno promuovendo un'inchiesta specifica.
Promosse un controllo dei servizi militari affinché fossero all'altezza per affrontare eventuali guerre.
Attuò il monopolio delle assicurazioni e perfeziono la riforma della legge elettorale. Per l'espansione coloniale non si fermò ai primi approcci ma, benchè fosse contrario alle guerre, promosse il conflitto per l'espansione in terra d'Africa dichiarando nel 1911 guerra alla Turchia ed intanto si preoccupava perchè la comunità italiana avesse all'estero la garanzia di sopravvivenza.
L'occupazione della costa africana fu facile,ma portò l'esercito anche sulle isole a sud della Grecia, conquistò il Dodecanneso, espugnò lo stretto dei Dardanelli e concluse una pace onorevole col sultano Turco.
Nel 1914 lasciò il governo e gli succedette il ministro Salandra, ma rimase ancora nell'attività politica.
Si dichiarò favorevole alla neutralità italiana alla vigilia del primo conflitto mondiale accostandosi all'estrema sinistra. Dopo la prima guerra mondiale fu ancora capo del governo nel 20 e nel 21 egli fu ancora in grado di promuovere soluzioni radicali in politica interna ed estera.
Durante l'egemonia mussoliniana fu ancora inserito nell'attività politica e vi rimase fino alla morte avvenuta nel 1928 a 87 anni.


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