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L'italia nella storia e nella letteratura tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX – Parte IV -

L'italia nella storia e nella letteratura tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, l'era Giolittiana ed il verismo

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840, fu il romanziere principale della scuola verista.
Trascorse il primo periodo della sua vita nella terra natale si trasferì a Firenze dove trovò l'amicizia degli scrittori Capuana, Giacosa, ed altri letterati.
Iniziò la sua attività letteraria pubblicando alcuni romanzi della scuola romantica come:Una Peccatrice, Eva, Storia di una Capinera.

Trasferitosi a Milano frequentò la società borghese di quella città e cominciò a elaborare le nuove idee, attraverso l'evoluzione verista che lo portarono alla celebrità.
Il suo primo racconto di ambiente Siciliano fu Nedda, considerato dai critici come primo saggio del nuovo movimento letterario. Abbandonò con gradualità i temi relativi alla vita tumultuaria e artificiale per passare a quelli della ingenuità primitiva , religiosa e passionale della sua terra dove si verificarono le passioni selvagge in cui si nasconde il grande amore per la famiglia, l'innato senso della giustizia, la validità dell'onore, il rispetto della roba altrui e la tradizionale rassegnazione alle miserie.

In pochi anni di intensa attività pubblico i suoi capolavori: Le novelle (1880), I Malavoglia (1884), Mastro Don Gesualdo (1889) e la Vita dei Campi dove predominavano le fatiche, le vicissitudini e le sofferenze della gente contadina.
In tutte queste opere è dominante il passaggio Siciliano in cui vive la povera gente, rappresentata da braccianti agricoli, pescatori, pastori, piccola borghesia di provincia, fatti e avvenimenti reminiscenze della sua fanciullezza.
La sua forma d'arte fu prettamente sociale, le rappresentazioni realistiche, la lingua tipica dell'ambiente.
Tale forma letteraria scaturì forse da una sua crisi interiore derivata da stanchezza e da nausea nei confronti del mondo dei ricchi e dal rimorso per aver perduto gli anni migliori conducendo una vita sterile e viziosa.
Ha presentato una Sicilia vera che al più attento osservatore appare densa di contenuti morali e colma di un fardello di umana sofferenza nella quotidianiatà e nel lavoro mortificante dei suoi paesaggi e personaggi. Dal 1905 Verga prese stabile dimora a Catania, fu eletto senatore a vita e la sua stessa casa fu dichiarata monumento nazionale. Mori nel 1922.

Tra le sue opere sono importanti: La Lupa, tratta dalla vita dei campi e la Roba tratta dalle novelle. La prima rappresenta contadina "Gna Pina", grande lavoratrice nei campi, innamorata follemente del contadino "Nanni" che non la pensa proprio, lei lo segue nella mietitura, gli porta l'acqua da bere, ma senza mai avere il ben che minimo accenno di gratitudine.
Il suo aspetto è truce da lupa, ha una figlia che è un tesoro e per la quale ha conservato una buona dote, ha pure una casetta di proprietà e potrebbe trovare un buon partito. Ma Gna Pina vorrebbe sposare Nanni ed un giorno gli rivelò il suo amore, me ebbe risposta la comunicazione che avrebbe sposato volentieri la figlia.
Il matrimonio con la figlia si fece e per la Lupa ci fu solo una stanzetta, ma era pur sempre presente tanto che Nanni decise di ucciderla con una scure. Le deduzioni sono lasciate al lettore.

La seconda: "La Roba" è la storia di Mazzarrò, un garzoncello maltrattato da tutti e sfruttato dal padrone per le fatiche più dure da lui accettate in silenzio, mentre, lira su lira accumulò un patrimonio che trasformò in proprietà terriera, tanto che col tempo divenne padrone di tutto ciò che in precedenza era proprietà dello stesso padrone.
Rimase però sempre modesto ma vigile nei confronti di tutti i suoi dipendenti. Quando divenne avanti negli anni cominciò a domandarsi che fine avrebbe fatto tutta la ricchezza accumulata senza concedersi mai un piacere e qui l'autore lascia le deduzioni al lettore. Il racconto è di grande significato e tuttora trova ampio spazio nelle antologie scolastiche. Tra le opere romanzate che hanno dato la celebrità all'autore non possiamo non menzionare i Malavoglia e Mastro Don Gesualdo.
Il primo narra la storia di una famiglia di pescatori del paese Acitrezza dove i personaggi lottano contro le avversità e le accettano con rassegnazione per una fatale legge del destino. Si direbbe che la pietà e la solidarietà siano sconosciute e che di fronte al dolore e alla miseria non c'è volontà che tenga.
I migliori sono destinati a crollare ed il loro eroismo è senza premio.

Anche l'onore, unico tesoro dei Malavoglia, pur difeso a denti stretti dal vecchio padrone "Ntoni", viene soffocato dalla miseria e dalla sventura. Il secondo romanzo Mastro Don Gesualdo e ancora la storia di un vinto, che pur in origine era un vincitore coraggioso e capace di fare tutti i mestieri dove c'è da guadagnare. Accumula tanta fortuna economica ma poi subisce dei rovesci che assumono un ritmo impressionante fino alla morte in solitudine.

I concetti dominanti sono sempre l'incomprensione e la miseria morale dove il destino piomba con una forza devastante trasformando il vincitore in vinto. Don Gesualdo aspirava a possedere l'universo e finì nel deserto degli affetti e nel fallimento più completo.
Anche Grazia Deladda può essere considerata appartenente al Verismo in cui nella sua vasta opera rispecchia il condensarsi di un lirismo ingenuo dove le figure rappresentano il carattere di una Sardegna arcaica e chiusa. Accanto al notevole movimento letterario verista legato piuttosto alla storia degli anni che precedono la prima guerra mondiale assume una valenza essenziale anche una breve sintesi sulla corrente poetica che nella prima decade del 900 ha assunto il nome di Crepuscolarismo. Tale corrente ricerca, in un linguaggio confidenziale, le piccole cose nella loro semplicità con contenuti preferibilmente dettati dalla vita quotidiana, presi con malinconia e facenti risaltare l'umiltà e il sentimentalismo.

Ci si propone di scuotere e rinnovare il gusto per evidenziare le ragioni umane e morali della vita. I crepuscolari configuravano una volontà di espressione lirica aderente a ritmo vivo dell'esistenza. I rappresentanti maggiori della poetica crepuscolare sono Giovanni Pascoli e Guido Gazzano. Verismo per un verso, crepuscolarismo per un altro cercano di aderire al ritmo dell'esistenza;il primo tendente a scuotere gli animi per dedicare maggiore attenzione alle miserie dei vinti, il secondo perchè, distrutti gli ideali, conservi un residuo di nostalgia per vivere un sogno. Il conflitto mondiale ha tracciato comunque una linea di demarcazione tra il vecchio e il nuovo;tra l'uomo obbediente tal volta rassegnato, all'uomo emancipato che vuole trovare migliori condizioni di vita in dignità e personalità.


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