02 novembre 2001

Levi's ci riprova, tempi duri per i viaggi online, google e gli snapshot

Il ritorno della Levi's. La più famosa società produttrice di jeans ritenta la strada del Web. Il 23 novembre verrà lanciato il nuovo sito levi.com, realizzato per promuovere il brand sul difficile mercato canadese.
In Canada infatti, la concorrenza con le altre marche quali Diesel, Gap, Tommy e CK è particolarmente agguerrita, anche perchè i dieci maggiori produttori di jeans in complesso non riescono a possedere che il 50% di share di un mercato estremamente frammentato. L'idea di base non è quella di creare un sito di e-commerce (il ricordo della precedente esperienza fallimentare è ancora vivido) quanto, piuttosto, di spingere i consumatori ad entrare nei negozi Levi's tramite concorsi a premi ed altre iniziative tese alla fidelizzazione nel lungo periodo.

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Si prospettano tempi duri per Expedia e Travelocity. Le principali compagnie aeree americane hanno infatti deciso di sospendere gli accordi tramite i quali i due siti erano autorizzati a vendere online i biglietti a tariffa ridotta. In pratica, per ridurre i costi in un periodo di grave crisi, Continental Airlines ha deciso di sospendere i pagamenti delle commissioni per i biglietti venduti via Internet. I dettagli della manovra si trovano sul sito di Yahoo! che, tra l'altro è partner proprio di Travelocity.com.

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Google prova gli snapshot. Google, il motore di ricerca per eccellenza, è una fucina di idee. Ultima trovata del team di 50 Phd che fanno parte dello staff, è quella di inserire nei risultati di ricerca degli snapshots dei siti trovati. Il progetto è ancora mooolto sperimentale, tuttavia gli addetti ai lavori stanno esprimendo pareri favorevoli sullo sviluppo di una tale opzione.

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29 settembre 2001

Oggi piatto ricco

Non ho navigato molto, ma ho ugualmente trovato parecchie cose interessanti, soprattutto per chi "lotta" contro i motori di ricerca per il posizionamento.

Il primo articolo che ho scovato è un avvertimento (giustamente il titolo è "
Warning..." ;-) I motori di ricerca non indicizzano i siti in Flash o, meglio, non sono in grado di interpretare i files Flash presenti in una pagina. Boh, questo forse già lo sapevate già e, in generale, il testo sembra scritto dal cugino di Nielsen (a morte Flash! facciamo tutto in puro html!!) tuttavia l'esperto dispensa anche qualche buon consiglio: evitate di usare Flash per gli elementi di navigazione e non "nascondete" i vostri testi importanti in file Flash.

Personalmente non disprezzo Flash, ma devo dire che sono d'accordo con chi sostiene che, al momento attuale e visti gli esempi (cattivi) che ci sono in giro, non è il caso di utilizzare il software di Macromedia per realizzare siti di eCommerce.

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Restando nel tema del posizionamento sui motori di ricerca, mi sono imbattuta in qualche suggerimento per la creazione di pagine dinamiche ottimizzate. Inutile che vi spieghi cosa dicono, perché non ci capisco nulla di asp, php e compagnia, comunque seguite
questo link se volete darci una letta.

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Chiude i battenti un altro web giornale della New Economy americana. Questa volta tocca a Upside Today seguire le orme di The Industry Standard. La pubblicazione però, per il momento, resiste nella versione cartacea mensile, Upside Magazine. Continuano a circolare voci di crisi anche attorno a Red Herring, che attualmente vanta circa 330.000 abbonati, ma dalla dirigenza smentiscono e affermano di godere di buona salute.I motivi della crisi? Ancora una volta il calo degli introiti pubblicitari: secondo lo IAB americano, gli investimenti sono diminuiti del 7.8% nei primi due trimestri del 2001.

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Infine spazio a wireless e privacy. Ciò che mi ha colpito è senz'altro la scelta del titolo dell'articolo: "Bigger Brother in the Wireless World". Lo trovate online sul
New York Times e tratta del nuovo dilemma tra tutela della privacy dei cittadini e tutela della sicurezza pubblica attraverso il controllo delle comunicazioni per prevenire nuovi attacchi terroristici. Non mi ricordo dove, ma qualche giorno fa ho letto che la maggior parte degli americani sarebbe disposta a rinunciare alla propria privacy in cambio di maggior sicurezza. Io sono d'accordo. Forse perché (per ora :-) non ho nulla da nascondere...

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28 settembre 2001

Ripercussioni sull'adv online degli attentati alle torri gemelle

Continuano ad apparire in giro per la Rete articoli che trattano di argomenti marketing legati alle tragedie dell'11 settembre.

Avevo qualche perplessità sul fatto di continuare o meno a segnalare questo tipo di informazioni, alla fine sono (purtroppo) giunta alla conclusione che parlarne o non parlarne non modifica la situazione. Speculare sul tema sarebbe squallido ed inopportuno, ma anche ingnorarlo completamente non porta alcun beneficio, anche perchè in fondo, in modo più o meno diretto, ma la vita di ognuno di noi è stata toccata dagli attentati terroristici.

Dunque oggi vi riporto il
link ad un articolo apparso su Forbes che affronta le ripercussioni che gli attacchi terroristici hanno avuto sull'online advertising.

Naturalmente anche questo settore, peraltro già in crisi, ha subìto un duro colpo, per tutta una serie di motivi che provo a riassumervi:

1. Molti siti (tra i quali il New York Times) a dispetto dell'altissimo numero di visitatori ricevuti, hanno scelto di togliere per alcuni giorni i banner (lo stesso tipo di politica ho visto che era stata adottata dalla CNN che per oltre una settimana non ha trasmesso alcuno spot, neppure per promuovere i propri programmi).

2. Nei giorni successivi, i siti di grande traffico (tra i quali Yahoo!), piuttosto che vendere i propri spazi, hanno preferito donarli ad organizzazioni di volontariato e di assistenza.

3. Molti inserzionisti, prevedendo un periodo di crisi per il proprio business (dovuto anche agli scossoni in borsa), hanno deciso di tagliare il budget per la promozione online.

4. Tra le società più attive nella promozione via Web c'erano senz'altro le compagnie aeree, colpite da una crisi fulminea e costrette dunque a tagliare non solo le spese pubblicitarie ma anche e soprattutto qualsiasi voce di costo non strettamente necessario.

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26 settembre 2001

A volte si svegliano

Oggi la Commissione Europea ha annunciato che emanerà una serie di linee guida per l'implementazione di siti "accessibili", visibili cioè a persone disabili o molto anziane.
Al momento attuale, sono oltre 37 milioni le persone che rientrano in questa categoria. Per saperne di più, c'è un articolo oggi su Europemedia.net.

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La Cina l'indecisa. La scorsa settimana le autorità cinesi avevano deciso di rendere accessibili i siti americani e inglesi di informazione. In meno di sette giorni hanno però di nuovo cambiato idea, bloccati il Washington Post, il San Francisco Chronicle e la BBC. Resta invece misteriosamente visibile ai cinesi il sito del Boston Globe.

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25 settembre 2001

C'è ancora qualcosa che funziona sul Web?

Si torna a parlare di The Industry Standard o forse, meglio, di quanto rimane del settimanale americano.

Lunedì si sono presentati in aula per l'udienza sulla bancarotta e a quanto pare, a margine della seduta è emerso che la casa editrice IDG ha acquistato la lista controllata di nominativi in abbonamento, mentre Time Inc. per mezzo milione di dollari ha messo le mani sulla lista degli abbonati. Time Inc. (del gruppo AOL) che alcuni mesi fa aveva acquistato Business 2.0 dopo il fallimento, si è impegnata a far recapitare agli oltre 117.000 abbonati di The Industry Standard le copie del nuovo giornale nato dalla fusione di Business 2.0-eCompany Now.

Mi incuriosiscono i dati relativi agli abbonati. Sinceramente pensavo che The Industry Standard potesse averne di più di 117.000, inoltre ignoravo l'esistenza di una lista così corposa per la diffusione controllata del settimanale (si parla di 90.000 nominativi).

A quanto riportano i comunicati stampa, IDG, che ha anche acquistato la proprietà intellettuale delle opere, la tecnologia e parte degli uffici, non ha intenzione di riprendere le pubblicazioni. Ma con tutta la "spesa" che ha fatto, chi gli crede?

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C'è ancora qualcosa che funziona sul Web? Se lo chiede
Cio.com che, soprattutto, prova a fornire una domanda all'amletico quesito. Non aspettatevi di trovare la panacea universale per avere successo online, tuttavia ci sono alcuni case study da leggere con interesse, che partono, o forse convergono tutti sullo stesso punto: senza liquidità di cassa non si va da nessuna parte...

21 settembre 2001

Rinunciare alla Privacy?

La tecnologia sarà in grado di garantirci la sicurezza necessaria per ricominciare a volare sicuri?
Se lo chiede l'Economist in un articolo in edicola e
online questa settimana.
La biomedica offre alcune buone possibilità, ma non è "la soluzione", così come non lo è il fatto di comandare gli aerei da terra per mezzo di un sistema computerizzato: troppo alto il rischio di hacker.
Qualunque sia, la nostra privacy, nel prossimo futuro dovrà rassegnarsi a non essere più tale.

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20 settembre 2001

Il momento di dire basta

Negli affari, come nella vita, è importante riuscire a capire quando bisogna dirsi addio.

Della vita non parlo, non sarei capace di dare alcun consiglio di valore, per quel che riguarda gli affari, posso invece segnalare un articolo pubblicato su eCRMguide, dal titolo Knowing When to Say, "Goodbye".

In pratica spiega che non si possono rincorrere i clienti per tutta la vita, la retention è importante, ma non va ricercata a tutti i costi: ogni tanto, bisogna imparare a "mollare la presa". Quali sono i clienti nei quali non vale la pena investire? Gli eterni insoddisfatti, quelli sempre alla ricerca dei super affari per risparmiare, e quelli con eccessive aspettative in tutto.